0

Nata a Weizen da padre tedesco e madre italiana, Elfriede Gaeng vive da sempre a Roma. Ha scritto sceneggiature per il cinema e la fiction televisiva, è stata regista e documentarista. La sua prima pubblicazione è la raccolta di racconti Buchi di vuoto (Edizioni Interculturali, 2003); nel 2013 è uscito il romanzo Con il sole negli occhi edito per Carabba, con cui ha pubblicato anche i successivi B.I.C. Brevi incontri casuali (2016) e Sidera Addere Caelo, in libreria dallo scorso maggio.

  • Il suo nuovo romanzo è diverso dai precedenti soprattutto per l’approfondito studio della storia dell’arte. A cosa si è ispirata?

L’idea di scrivere questo romanzo è nata da una conversazione sull’arte in generale e su Raffaello in particolare con Franco Purini e Laura Thermes. Mi era rimasta dentro un’eco che ha continuato a lavorare per qualche giorno. Poi all’improvviso una serie di personaggi ha cominciato a farsi avanti e così è nata la storia. Di qui la necessità di ristudiare il Rinascimento italiano e Raffaello in particolare. Prima di scrivere bisogna documentarsi.

  • I personaggi del romanzo, così ben delineati, somigliano a qualche persona reale?

Assolutamente no. Sono tutti personaggi di pura fantasia che agiscono però in una Roma viva e reale fin nei minimi dettagli, come l’Accademia di San Luca, la Galleria Borghese, i Musei Vaticani e le chiese di Roma dove Raffaello ha lasciato la sua impronta come pittore e come architetto.

  • Nel libro si respira un grande amore per Roma, concorda?

Certamente. Trovo che Roma sia una delle più belle città del mondo. Ha una ricchezza artistica che non ha uguali. È una città che ha una sua anima speciale e riesce a trasmettere emozioni profonde a chi la visita e a chi la abita. È imparagonabile. Il suo degrado attuale credo che provochi alla maggioranza dei suoi abitanti un profondo dolore. Ma saprà sopravvivere anche a questo. Non a caso Roma è la Città Eterna.

  • Nel romanzo ci sono molti temi: cultura, genitorialità, amicizia, perdono. Qual è quello che le sta più a cuore?

Scegliere tra questi temi mi risulta difficile. Spero infatti di essere riuscita a calibrarli bene all’interno della storia. Sono temi legati uno all’altro. La cultura senza confronto non avrebbe senso. L’amicizia fa nascere affettività e dialogo sincero, e produce cultura. Se pensiamo all’amicizia di Raffaello con Baldassarre Castiglione ci possiamo rendere conto di quanti benefici questo sentimento possa produrre in termini culturali. Anche la genitorialità produce benefici in campo artistico. Raffaello bambino lavora nella bottega del padre e la nostalgia per la madre precocemente scomparsa fa sì che le sue madonne abbiano quella particolare intensità che le fanno così umane e così vicine. Il perdono poi credo che faccia parte della nostra umanità, senza di esso che cosa ne sarebbe del genere umano?