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Sidera Addere Caelo

La scrittrice regista Elfriede Gaeng pubblica per Carabba Sidera Addere Caelo, un romanzo impegnativo, denso, frutto di uno studio approfondito sul mondo che gira intorno alla Storia dell’Arte partendo da una delle più antiche e prestigiose istituzioni culturali che hanno sede a Roma: l’Accademia di San Luca, un luogo straordinario che raccoglie storia, memorie, opere d’arte, personaggi famosi che hanno contribuito a rendere grande la tradizione culturale di Roma sin dalla sua fondazione, che risale alla fine del ‘500 a opera di Federico Zuccari.
L’autrice mescola nella sua ispirazione, che la porta a scrivere di Raffaello Sanzio proprio in occasione del quinto centenario della morte del grande artista urbinate, diversi generi letterari che le sono familiari: la rievocazione storico-sociale, il thriller e soprattutto il fantasy, che in questo libro tocca punte di estrema originalità.

L’aspetto del romanzo che più colpisce a una prima lettura è la cura dei dettagli, l’approfondimento e lo studio che la scrittrice ha fatto lavorando sulle fonti del ricco passato della storia del Rinascimento romano. Nelle pagine del libro si respira quell’aria così ricca di suggestioni che vide la realizzazione in un pugno di anni delle più significative opere dell’arte italiana, per la presenza nella città di personalità straordinarie. Raffaello emerge fra tutti ed è al centro di questa invenzione narrativa così ricca di imprevedibili suggestioni.

Tuttavia il romanzo è ambientato nella contemporaneità: a partire del 1990, l’anno in cui si svolsero nella città i campionati mondiali di calcio, e proprio in concomitanza con quell’evento parte lo spunto narrativo del libro: si decide di chiudere per un breve periodo l’Accademia, che ha sede in Palazzo Carpegna, presso la Fontana di Trevi, e questo antefatto ci permette di incontrare alcuni dei principali personaggi della storia: Ugo Zardi, il più giovane Segretario Generale dell’Accademia, personaggio colto, ambizioso e scaltro, deciso a scalare il potere nell’ambito dell’istituzione prestigiosa a qualunque prezzo, pur di riportarla ai fasti che merita; Lora Altieri, elegante storica dell’arte, responsabile delle Collezioni, esperta e dotata di strani poteri: i fantasmi le fanno compagnia e nella sua solitudine incontra spesso figure storiche che le parlano in modo misterioso. C’è poi un uomo piccolo, un nano, Taddeo Dal Monte, rigoroso custode dell’Accademia a cui dedica tutto se stesso, fedele all’ormai anziano Presidente, Claudio Guerrera, dai capelli candidi e dalla straordinaria cultura artistica: uno studioso potente che annota su preziosi taccuini di pelle i suoi appunti, le sue scoperte vergate con una stilografica e un inchiostro prezioso. Federica Santangelo è una giovane e promettente biologa, amica d’infanzia di Zardi, e fra i due è nato uno strano sodalizio, che sarà il focus narrativo della storia raccontata dal romanzo venticinque anni dopo.

La parte più intrigante del libro si svolge infatti nel 2015, ma non è possibile rivelarne i contenuti per non privare i lettori di una serie di sorprese, di misteriose apparizioni, in sogno e non solo. Ora i protagonisti sono due ragazzi: il pittore Luca, figlio di Ugo Zardi e di Federica Santangelo, poco legato a suo padre ma devotissimo a Taddeo, e la studiosa di Raffaello giunta dagli Stati Uniti, Phyllis White, di origine italiana, che trascorrerà a Roma un periodo lungo per le sue ricerche ed entrerà in sintonia con Luca, artista già molto quotato anche se ancora incerto sul percorso artistico che gli si addice di più.

In un crescendo di colpi di scena accompagniamo i nostri personaggi nel cuore dei Musei Vaticani, nelle Stanze di Raffaello, dove alti prelati favoriscono gli studi dei giovani appassionati seguendone le misteriose aspirazioni.
Elfriede Gaeng si è identificata in questo lavoro certosino di studio e di ricerca con artisti, storici dell’arte e dell’architettura, viaggiatori curiosi e sapienti, regalandoci un romanzo insolito, originale, un sorta di viaggio misterioso nel tempo, tra un passato glorioso e un presente non troppo piacevole: non nasconde, l’autrice, che la Roma attuale è luogo di violenza e di insensatezza, proprio nei luoghi più sacri dedicati alla bellezza. Vicino alla Galleria Borghese, a pochi passi da una delle opere più celebri di Raffaello, la Deposizione Baglioni, la Gaeng ambienta una delle pagine più dure del libro, che creano un cortocircuito narrativo tra passato e presente di forte impatto emotivo.

La scrittura densa ma limpida e articolata segnala un’evoluzione di grande qualità nell’opera narrativa dell’autrice: come se parlare di bellezza, arte, passione, Roma, Raffaello, amore per la cultura avessero dato alla scrittrice una grazia particolare, una ispirazione felice, una visione del mondo più chiara: l’intento di restituire la bellezza a una Roma martoriata dal degrado e della corruzione, attraverso la funzione salvifica dell’arte, che non ha tempo né età. Dunque un fantasy di grande attualità nel suo obiettivo di raggiungere, attraverso i grandi classici, siano Ovidio, da cui è tratto il suggestivo titolo del libro, o Erasmo da Rotterdam, o John Keats, citato nell’esergo, la verità attraverso la bellezza.